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La guida del New Yorker ai dolci italiani

Pochi giorni fa il celebre periodico newyorkese ha pubblicato una “guida disegnata ai dolci italiani. L’autrice Tamara Shopsin ha giocato molto sulla curiosa simbologia dei nostri dolci tradizionali e fra i 10 prescelti non c’è spazio per dolci innovativi o che strizzano l’occhio alle mode. Eccoli

Ossi di morto” (Biscotti presenti un po’ in tutte le tradizioni dolciarie italiane), tra le prelibatezze della pasticceria italiana meno conosciuta. Hanno la tipica forma di un osso e sono lunghi circa 10 cm.

Occhi di bue: biscotti di pasta frolla con un morbido ripieno di marmellata. Prendono il nome dalla loro forma, che ricorda quella dell’uovo cotto "all’occhio di bue": infatti, nella versione originale sono realizzati sovrapponendo due biscotti rotondi, uno dei quali forato al centro, farciti con della marmellata di albicocche.

Cuddureddi: piccole ciambelle di biscotto farcite di fichi secchi e mandorle (in alcuni casi arricchite anche da cioccolato, uva passa, scorza di mandarino o di arancia e noci e ricoperte di glassa). Realizzate anticamente dalle suore benedettine del convento Badia Nuova di Alcamo (TP) e diffuse poi anche in vari comuni delle province di Catania e Siracusa e in altre regioni del sud.

Fatti fritti, o para frittus in sardo. Sono ciambelline fritte, molto morbide fatte con un impasto simile al pan brioches e coperte di zucchero semolato. Si preparano solitamente per Carnevale

Chiacchiere: tipicamente carnevalesche, sottili e fritte fino a diventare croccanti e poi ricoperte di zucchero

Pupazza frascata: biscotti tradizionali di Frascati. Vengono prodotti tutto l'anno, con farina, olio extravergine d'oliva, miele millefiori dall'Agro pontino e scorza d’arancio. Le pupazze raffigurano una donna con tre seni con occhi e bocca fatti di semi d'orzo. La leggenda legata alla pupazza vuole che rappresenti una mammana, una balia che teneva a custodia i bambini delle donne impegnate nella vendemmia.

Brutti ma buoni: noti anche come "Mandorlati di San Clemente", sono dolcetti tipici di Prato a base di mandorle albumi, zucchero e scorza di limone

Minnuzze di sant’agata: piccole cascatelle tipiche del catanese, realizzate durante la festa di sant'Agata e simili a un seno femminile, simbolo di fertilità.

Baci di dama: originari di Tortona, sono chiamati così perché composti da due calotte di pasta unite dal cioccolato che richiamano due labbra di donna intente a baciare

Sorchetta doppio schizzo, maliziosamente tradotto dalla giornalista in inglese come “small pussy duble squirt”. Per i romani è un’abitudine, per gli altri una leggenda metropolitana. Si tratta di un cornetto con tanta nutella e tanta panna da gustare a fine serata. Sio può trovare solo in un laboratorio che sforna cornetti e pizze durante la notte in Via Cernaia dove c'è la fila sul marciapiede.

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